GLI ARTISTI
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STORIA BILL VIOLA , New York, 1951. |
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TECNOLOGIA SARAH CIRACI', Grottaglie (ta), 1972. Vive e lavora
a Milano. |
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SPAZIO PEDRO CABRITA REIS Lisbona (Portogallo), 1956.
Vive e lavora a Lisbona. |
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SISLEJ XHAFA, Peja (Kosova), 1970. Vive a New
York. |
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ENZO CUCCHI, Morro d'Alba. 1949. Vive a Roma.
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Gli artisti che hanno collaborato con Enzo Cucchi
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FRANCESCO ARENA, Mesagne Brindisi,
1978. Vive e lavora a Torre Santa Susanna - Br. Vincitore del premio GAP - Giovani Artisti Pugliesi nel 2004 è erede di quel filone che da Pino Pascali passa per Giovanni Albanese. Le sue sculture ed installazioni raccontano con lucido sarcasmo fatti e superstizioni del nostro tempo: dalla ricostruzione della cella di Aldo Moro, alla volkswagen passat truccata da volante dei carabinieri, dal pianoforte-reliquiario di Padre Pio alla grande cappella votiva oscillante "come il gusto, come l'umore, come la passione e come il precario equilibrio in cui si svolge ogni azione umana". |
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MARC BAUER, Svizzera, 1975. Vive tra Bruxelles,
Amsterdam, Roma |
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ELISABETTA BENASSI, Roma, 1966. Vive
e lavora a Roma Utilizza in particolare video e fotografia; si è imposta sulla scena internazionale utilizzando un'inedita narrazione video, basata sulla tensione tra lo spettatore ed il contesto circostante, dalla forte carica emotiva. Un'arte carica di allegorie, riferimenti alla psicoanalisi, alla politica, alla memoria storica collettiva, finalizzata alla valorizzazione della soggettività contro il disimpegno sociale e la spersonalizzazione di una civiltà tecnologica, di cui delinea la parabola discendente proponendo nuove rappresentazione di tempo e spazio ed una nuova mitologia contemporanea. |
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CARLO BENVENUTO Stresa-Vb1966. Vive e lavora
a Milano Fotografia e scultura hanno per soggetto "l'inerte quotidiano", astratto dalla sua consuetudine e guardato in modo nuovo, nel quieto silenzio della scena domestica ed in assenza del soggetto umano, senza riferimenti temporali: sedie, bicchieri, tavoli, astucci e coperchi di penne biro abbandonati sul pavimento, unghie tagliate raccolte nel palmo della mano. Le inquadrature, prive di luci radenti e teatralità, pongono ogni elemento sul medesimo piano, generando composizioni equilibrate che inaugurano un nuovo concetto di "classicità". Nelle nature morte, negli oggetti accostati - come afferma - "l'intenzione e' quella di restituire con la fotografia una immagine pittorica, antica, l'idea del descrivere le cose e del raccontare un sentimento." |
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DOMENICO MANGANO, Palermo, 1976. Vive e lavora
tra Palermo e Roma Nelle installazioni e video, vi è la mescolanza degli estremi, del tragico e del comico, del lieve e del grave, del viscerale e del grottesco, antico e moderno, fatalismo e rassegnazione ma anche speranza, proprie soprattutto della sua terra dorigine, la Sicilia, considerata come una grande metafora esistenziale. Il campionario di elementi kitsch che caratterizzano gli habitat dei suoi personaggi, spesso reali e dalla parlata dilettale, racconta di unumanità minore - come nella Storia di Mimmo, ritratto di uno zio dalla comicità involontaria, o i profili collettivi delle atmosfere di festa passata di Encastrolo o Merano 2000 opere che delineano una terra in piena trasformazione con uno stile misurato. |